s06xe199 – Per una goccia in più
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Uno dei problemi più stringenti della nostra società moderna sarà il definitivo (si spera) passaggio dalle fonti fossili alle fonti rinnovabili. Come noto, la fonte universalmente più utilizzata è il petrolio, e proprio su questa fonte si centrano centinaia e centinaia di studi per capire quanto ne sia rimasto, e per quanto tempo ancora potremo utilizzarlo. La teoria standard (meglio nota come “teoria biologica“) dice che materiali come il petrolio si formarono nella crosta terrestre grazie alla decomposizione di materiale organico. In realtà, dagli anni ’40, avanza un’altra teoria (la “teoria abiogenica“), cioè quella che ipotizza la formazione del petrolio attraverso reazioni fra rocce ed acqua che avverrebbero nella zona del mantello litosferico. ![]()
[puntata #199] [mp3 - 320 kbps - 73,3 mb]
Quanto petrolio nella crosta e quanto petrolio nel mantello? Il rapporto, secondo le stime più accreditate, pende per la crosta 99% vs 1% nel mantello. Ma parte del petrolio potrebbe migrare (o potrebbe essere migrata) dal mantello verso la crosta grazie a piccole fratture. Insomma, è tutto molto meno chiaro di come potrebbe sembrare… Ci aiuta nella discussione un paper pubblicato su PNAS intitolato Stability of hydrocarbons at deep Earth pressures and temperatures - ne parla qui anche Pi Greco Party – e noi questa settimana saremo in compagnia col suo primo autore, il dott. Leonardo Spanu (che non ha gradito), del dipartimento di chimica dell’università di Davis, in California. Stay tuned!
Spanu L, Donadio D, Hohl D, Schwegler E, & Galli G (2011). Stability of hydrocarbons at deep Earth pressures and temperatures. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, 108 (17), 6843-6 PMID: 21482806


