Era il (non troppo) lontano 2008, e la campagna elettorale impazzava in tv, nelle radio, nelle piazze e su internet. Due grossi partiti si contendevano la vittoria: il PDL, appena nato sul predellino per volontà di Silvio Berlusconi, e il PD, fresco di culla e coccolato da Walter Veltroni. Scuola, donne, giovani, pensionati e mezzogiorno erano i classici argomenti sui quali, fino a quella data, tutti i partiti di tutte le epoche si erano scontrati. Ma quella del 2008 fu una campagna elettorale anomala, e le tematiche affrontate dai mass media furono: sicurezza, giustizia, e immigrazione clandestina. Come fu possibile tutto ciò? Le domande da farsi sarebbero tante, sopratutto in virtù del fatto che, proprio in quei primi mesi dell’anno, secondo le statistiche, la microcriminalità era (addirittura) in calo. Quanto allora quegli argomenti, incessantemente proposti sui media, spostarono la percezione del popolo votante verso un diffuso sentimento di insicurezza?
nel mondo della comunicazione scientifica esistono due strade per pubblicare un paper: in modalità chiusa (non-OA) oppure, al contrario, modalità aperta, meglio nota come open access (OA). open access significa in sostanza avere disponibile in una qualche banca dati aperta e gratuita tutto il contenuto delle proprie ricerche. mentre la modalità non-OA risponde a dinamiche più commerciali che scientifiche, la modalità OA risponde invece a principi etici e morali che rispecchiano di più il significato basilare della scienza. come si può immaginare però, non sono tutte rose e fiori, e l’open access, come ogni rosa, ha la sua spina. per discutere dei vantaggi (e dei limiti) dell’O-A, è stata indetta la open access week, la settimana dedicata alla diffusione della cultura open access.
siete stufi di sentire parlare giacobbo dei templari e del 2012? siete sull’orlo di una crisi di nervi mentre guardate ruggeri che intervista un ufologo? prendereste a bastonate bossari mentre parla del buco nero del cern? avete voglia di spaccare la tv mentre va in onda il servizio sull’uomo che proviene dal futuro? siete invecchiati precocemente l’ultima volta che avete sentito sproloquiare qualcuno sui bambini indaco? avete comprato una corda robusta da quando si cita la parola entanglement a sproposito? e poi: parapsicologia, vita oltre la vita, piramidi su marte, scie chimiche, atlantide, il falso sbarco sulla luna, rapimenti alieni, ma anche, perchè no, un hamburger attorno a plutone.
la medicina è una scienza molto delicata. non solo perchè analizza e studia il corpo umano (sistema complesso per antonomasia) ma anche perché investe la salute di tutti noi. le patologie sono tante e, come noto, di non sempre facile cura. per identificare una serie di step indispensabili a curare un certo tipo di patologia esistono le cosidette linee guida, dei vademecum molto utili a cui poter fare costante riferimento. ma chi controlla che le linee guida siano efficaci? chi controlla che non ci siano conflitti di interessi fra chi stila le linee guida e chi le utilizza? il sistema grade sembra rispondere positivamente a tutte queste domande.
la notizia è di pochi giorni fa: pare che dalla piattaforma artica della siberia orientale stia fuoriuscendo del metano. lo afferma una ricerca realizzata dalla russian academy of sciences, in cui si analizza la rottura del permafrost in siberia, e la conseguente fuoriuscita del gas in questione. questo in teoria non sarebbe un problema, se non che l’immissione di metano in atmosfera è venticinque volte più incidente sul global warming rispetto alla presenza di biossido di carbonio. c’è da preoccuparsi? certo che si…
c’era una volta una ragazza che partì cavalcando una tigre. ritornarono, la tigre sorridente e la ragazza dentro. il rapporto fra scienza civile e scienza militare è sempre stato molto complesso, fin da quando la scienza cominciava a ragionare con le equazioni (i numeri), e la guerra cominciava a ragionare con le cifre (i morti). scienza è conoscenza, e la conoscenza è potere. il potere vuole sempre più potere, e la guerra è uno dei mezzi per averlo. opporsi a questa semplice equazione non è mai stato facile, e proporre dei limiti etici nella scienza per limitare i danni della tecnologia potrebbe non essere sufficiente.
Zakariaya al-Razi, Musa al -Khwaritzmi, ibn al-Haitam, ibn Jabir al-Battani, ibn-Nafis, Avicenna… Questi sono solo alcuni dei nomi dei maggiori scienziati della tradizione islamica, che, oggi, a distanza di piu’ di 1000 anni, abbiamo tutti o quasi tutti dimenticato. Senza al -Khwaritzmi non sarebbe nata l’algebra, senza al-Razi non sarebbe nata la moderna ostetricia, senza ibn-Nafis non conosceremmo il meccanismo della circolazione sanguigna, senza al-Battani non avremmo visto nascere l’astronomia moderna…
“Caro, se stasera vai alla coop, non dimenticarti di prendere: 100 gr di ogm, 2 scatolette di staminali (mi raccomando …embrionali… non come l’altra volta che hai preso quelle adulte), un pacchetto di bosoni di higgs, due vasettini di uranio, un litro di acqua (di marte), un po’ di aviaria e, se in offerta, una confezione di riscaldamento globale. Ah. E ricordati di dire a Werner che la smetta di dire che al di sotto di una certa cifra non si possono fare i conti: e’ solo una scusa per non darti i soldi!”
Ci si puo’ perdere e ci si puo’ trovare nella rete. Si puo’ sperimentare. Si possono visitare nuovi mondi. Immaginare nuove realta’. Viaggiare. Volare. Nuotare. Costruire. E quello che possiamo fare in un internet standard bidimensionale, lo possiamo fare anche in uno dei tanti mondi tridimensionali a disposizione degli internauti. Il piu’ noto fra tutti e’ certamente Secondlife, ma non e’ il solo. Per esempio: avete mai sentito parlare di Opensim?
Siamo Tornati!
Il fotone e’ in forma, abbronzato, e pronto sopratutto ad una nuova scoppiettante stagione.
Una stagione chi si aprira’ con una domanda: puo’ esistere una politica della scienza? Puo’ la ricerca scientifica diventare una florida realta’ del nostro paese? Puo’ la politica smettere di considerarla (insieme a lavoro / pensioni / sanita’ / mezzogiorno) un semplice slogan elettorale? Non e’ un segreto per nessuno se qui ricordiamo che l’Italia e’ il fanalino di coda dell’intera Europa, e che le nazioni attualmente in crescita hanno deciso di puntare gli investimenti proprio sulla ricerca scientifica.